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‘Svuota carceri’

Pubblicato il 8 marzo 2012 in: Penale

di Marcello Storzini. Alcune considerazioni sul Decreto ‘Svuota carceri’
Il 14 febbraio la ministra Severino ha ottenuto dalla Camera la conversione in legge del decreto ‘svuota carceri’. La notizia è affiorata pigramente tra i titoli dei tg serali, accompagnata dalle dichiarazioni impettite di qualche politico contrario al provvedimento.

Per capire in cosa consista la ‘svuota carceri’ dobbiamo prima risalire ad una legge del precedente esecutivo: nel 2010 la legge 199 previde che i detenuti con solo un anno di pena da scontare uscissero di galera e fossero messi ai domiciliari a casa propria. Erano esclusi dal provvedimento condannati per reati gravi come terrorismo, mafia, violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona a scopo di estorsione, condannati per cui vi fosse pericolo di fuga o per i quali vi fossero specifiche e motivate ragioni per ritenere che avrebbero commesso altri reati. Il 31 gennaio 2012 4.665 detenuti avevano beneficiato di questa misura.

Alcune considerazioni sul Decreto ‘Svuota carceri’
di MARCELLO STORZINI

Il 14 febbraio la ministra Severino ha ottenuto dalla Camera la conversione in legge del decreto ‘svuota carceri’. La notizia è affiorata pigramente tra i titoli dei tg serali, accompagnata dalle dichiarazioni impettite di qualche politico contrario al provvedimento.

Per capire in cosa consista la ‘svuota carceri’ dobbiamo prima risalire ad una legge del precedente esecutivo: nel 2010 la legge 199 previde che i detenuti con solo un anno di pena da scontare uscissero di galera e fossero messi ai domiciliari a casa propria. Erano esclusi dal provvedimento condannati per reati gravi come terrorismo, mafia, violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona a scopo di estorsione, condannati per cui vi fosse pericolo di fuga o per i quali vi fossero specifiche e motivate ragioni per ritenere che avrebbero commesso altri reati. Il 31 gennaio 2012 4.665 detenuti avevano beneficiato di questa misura.[1]

Il governo Monti ha ampliato di 6 mesi il limite di accesso a tale misura, permettendo ai detenuti con ancora 18 mesi di pena di scontarla a casa propria.[2] Altra misura rilevante introdotta dalla recente legge di conversione è stato l’obbligo di arresti domiciliari o di custodia nelle camere di sicurezza della polizia per soggetti arrestati in flagranza e in attesa di processo per direttissima davanti al giudice monocratico: tale disposizione, come vedremo tra poco, rappresenta una novità ben più positiva rispetto allo sconto di pena, anche se forse meno capace di ‘bucare lo schermo’.

La prima considerazione va alle proteste dei parlamentari leghisti. Gli stessi nerboruti padani che si sono stracciati le vesti in occasione del decreto Severino, nel 2010 votavano la legge 199 senza far volare una mosca:[3] la solita lezione di coerenza da cui non possiamo che rimanere affascinati. Passando alle cose serie, il motivo principale dietro all’adozione di questi provvedimenti è una sentenza del 2009 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Nella causa Sulejmanovic c. Italia[4] la Corte Europea obbligò lo stato italiano a pagare 1.000 € di risarcimento per danni morali ad un ex detenuto di Rebibbia. Il signor Sulejmanovic trascorse quattro mesi e mezzo in cella con cinque persone, disponendo di uno spazio di circa 2,7 m2 ciascuno e la Corte ritenne tali condizioni contrarie al divieto di trattamenti inumani (art. 3 CEDU). All’interno della Corte il giudice Zagrebelsky dissentì da tale valutazione: poiché il detenuto non lamentava altri elementi di disagio, quali mancanza di areazione o condizioni igieniche precarie, e godeva di almeno 4 ore e mezza al giorno fuori dalla cella, non andava ravvisato un trattamento inumano nella mera ristrettezza dello spazio. Ciononostante gli altri giudici vi lessero una violazione della Convenzione.

Tale decisione rischia di innescare nel nostro paese un vero e proprio effetto valanga in grado di far collassare le casse dello stato. Le carceri italiane sono infatti in uno stato di cronico affollamento: a fronte di 45.688 posti disponibili, il 31 gennaio 2012 vi erano 66.973 detenuti. Spesso vengono denunciate condizioni di reclusione persino peggiori di quelle esaminate nella sentenza europea: nel carcere di Poggio Reale, ad esempio, i detenuti di alcune sezioni passano 22 ore al giorno stipati nelle celle![5] I giudici italiani non hanno alcun legame ‘gerarchico’ con la Corte Europea, ma è evidente come un precedente tanto autorevole possa essere utilizzato per sostenere parecchie cause di risarcimento. Se anche solo una parte dei detenuti in esubero agisse in sede civile e ottenesse dai magistrati italiani un indennizzo pari a quello accordato al signor Sulejmanovic, l’effetto sarebbe catastrofico. La prima di questa marea di sentenze è già stata pronunciata a Lecce recentemente e la situazione non promette nulla di buono.[6]

Si può concordare con il giudice Zagrebelsky e ritenere esagerato il giudizio di ‘trattamento inumano’, ma lo stato italiano ha ben poca voce in capitolo riguardo alle decisioni della Corte Europea. Se pure il Parlamento italiano stabilisse per legge che uno spazio vitale inferiore ai 3 m2 non costituisce di per sé un trattamento inumano e ingiusto del carcerato, i giudici italiani potrebbero sollevare una questione di costituzionalità e la Corte Costituzionale potrebbe cancellare la disposizione: infatti, in base alle sentenze n. 348 e 349 del 2007 della Corte Costituzionale, le norme della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e la loro interpretazione da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo possono essere parametri interposti per un giudizio di costituzionalità alla luce dell’art. 117 primo comma della Costituzione. Quindi in assenza di un revirement della Corte Europea possiamo solo prepararci alle gravide conseguenze di tale sentenza.

Sotto questo punto di vista i due provvedimenti ‘svuota carceri’ sono basati sulla razionale decisione di evitare un salasso immane per il bilancio dello stato. Quello del governo Monti, limato e corretto durante il passaggio al Senato, è di gran lunga migliore poiché non si limita a condonare una parte della pena di detenuti condannati ma offre una miglior soluzione al deleterio fenomeno del carcere ‘a porte girevoli’. Il Sole24Ore riporta infatti che “dal 17 novembre 2010 al 17 novembre 2011 sono entrate in carcere a seguito di arresto, fermo o custodia cautelare, 68.411 persone, di cui 22.677 per violazione della legge sugli stupefacenti, 10.583 per furto, 6.649 per rapina, 3.592 per ricettazione, 3.463 per resistenza a pubblico ufficiale, 2.756 per estorsione, 1.695 per omicidio, ma il 17 novembre 2011 ne risultavano uscite 44.987 (la metà entro 3 giorni dall’ingresso e 9.652 entro 30 giorni)”.[7] L’articolo 1 del decreto legge convertito interviene su questo fenomeno imponendo gli arresti domiciliari nei confronti di soggetti in attesa di giudizio direttissimo davanti al giudice monocratico. Nel caso in cui non sia disponibile o idonea la dimora dell’arrestato, nel caso questa sia ubicata in un altro circondario, qualora il soggetto sia pericoloso, o in caso di arresto per scippo, furto in appartamento, estorsione o rapina, egli va custodito nelle ‘camere di sicurezza’ a disposizione della polizia giudiziaria. Se non sono disponibili nemmeno le camere di sicurezza, si ricorre al carcere. La portata di tale disposizione è vastissima se pensiamo che quasi tutte le condotte di spaccio rientrano nella competenza del tribunale monocratico (art. 33-ter cod. pro. pen.), sono soggette all’arresto obbligatorio in flagranza di reato (art. 380 comma II lett. h) cod. pro. pen.) e di conseguenza al rito direttissimo (art. 558 cod. pro. pen.). Riducendo gli ingressi temporanei in carcere si limita il sovraffollamento e si riducono gli oneri burocratici a carico delle strutture penitenziarie.

Purtroppo però entrambi gli interventi normativi ricorrono ad un indulto mascherato per tamponare la situazione. Tale misura stride fortemente con le finalità di prevenzione proprie del sistema penale. Non possiamo dimenticare l’insegnamento di Beccaria sull’importanza della certezza della pena:

“La certezza di un castigo, benché moderato, farà sempre una maggiore impressione che non il timore di un altro piú terribile, unito colla speranza dell’impunità; perché i mali, anche minimi, quando son certi, spaventano sempre gli animi umani, e la speranza, dono celeste, che sovente ci tien luogo di tutto, ne allontana sempre l’idea dei maggiori, massimamente quando l’impunità, che l’avarizia e la debolezza spesso accordano, ne aumenti la forza”[8]

Evitare la galera per soggetti con pene inferiori a 18 mesi significa lasciar impunite le loro azioni. Queste ulteriori concessioni da parte dello Stato non fanno che indebolire il rispetto della legge e incentivare la commissione di crimini.[9] Ciò è tanto più grave alla luce del fenomeno delle ‘carceri vuote’: stando a quanto riporta il giornalista Riccardo Iacona vi sono 40 strutture carcerarie vuote per mancanza di personale.[10] Prima di compromettere l’efficacia del sistema penale e fiaccare la già esile fiducia dei cittadini nella legge, dovremmo aumentare l’organico della polizia penitenziaria e mettere in funzione tali strutture.


[1] http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2010;199

http://www.penalecontemporaneo.it/area/3-societa/-/-/257-legge_svuotacarceri_e_esecuzione_della_pena_presso_il_

domicilio__ancora_una_variazione_sul_tema_della_detenzione
_domiciliare/#sei

[2] http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2011-12-22;211

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0056650

http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_6_9.wp?previsiousPage=mg_6_9&contentId=NOL731112

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/08/svuota-carceri-governo-mette-fiduciala-lega-attacca-indulto-mascherato/189802/

[3] La legge 199 del 2010 è stata approvata alla Camera dalla commissione parlamentare in sede legislativa. Non vi sono quindi i voti di ogni singolo deputato sul contenuto della legge, ma la Camera approvò con 409 voti su 630 l’assegnazione del provvedimento alla commissione legislativa. Di Pietro, coerentemente, si era opposto sia al contenuto della legge che alla procedura di approvazione proposta.

http://www.camera.it/Camera/view/doc_viewer_full?url=http%3A//www.camera.it/126%3Fpdl%3D3291-BIS%26leg%3D16&back_to=http%3A//www.camera.it/449%3Ftipo%3DElencoMensile%26tipodoc%3DIndiceLeggi%26nuove_schede

%3DY%26anno%3D2010%26mese%3D11%26cerca%3DGenera+elenco

Al Senato la legge fu discussa e votata dall’assemblea. Non sono disponibili i voti dei senatori ma ci sono le dichiarazioni dei capogruppo. Guarda caso la Lega Nord si disse favorevole. Oh!

http://www.parlamento.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/aula/35756_aula.htm

http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/aula/35756_aula.htm

[4] http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.wp?previsiousPage=mg_14_7&contentId=SDU151219

[5] Si veda la puntata di ‘Presa diretta’ andata in onda su Rai 3 il 13 febbraio 2011. http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-88a335d8-e7e8-4d99-90f9-23958bd35915.html

[6] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/14/lecce-pene-contrarie-senso-dumanitalo-stato-condannato-risarcire-detenuti/191203/

[7] Donatella Stasio – Il Sole 24 Ore – 15 Dicembre 2011

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-15/troppi-ingressi-carcere-70mila-063957.shtml?uuid=AatPlPUE

http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.wp?facetNode_1=0_2&previsiousPage=mg_1_14&contentId=SST720006

[8] C. BECCARIA, Dei delitti e delle pene,Feltrinelli, 14esima edizione, 2008, Milano, p.78.

[9] In merito all’indulto del 2006 il ministro Mastella segnalava una recidiva minore per i detenuti rilasciati. Uno studio del 2009 di Mastrobuoni e Pinotti dà una possibile spiegazione di tale fenomeno. Secondo i due studiosi l’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione Europea il 1° gennaio 2007 ha ridotto significativamente la recidiva per reati economici dei soggetti provenienti da tali paesi. Le norme per chi voglia trovare lavoro in Italia sono ridicole: in base al Dlgs 286/1998 l’unico modo per ottenere un permesso di soggiorno per scopo lavorativo è attraverso la domanda di regolarizzazione presentata da qualcuno interessato ad assumere lo straniero. Ciò equivale a obbligarlo a venire in Italia alla ricerca di un lavoro, anche da irregolare se necessario. La cittadinanza europea, invece, dà diritto all’ingresso in un altro paese membro anche solo per cercare  lavoro. Poiché l’irregolarità è una condizione precaria e criminogena, l’acquisto della cittadinanza europea da parte di romeni e bulgari irregolari ha ridotto la loro recidiva per reati economici. Pertanto, senza l’ingresso di questi paesi nell’Ue, probabilmente la recidiva dei soggetti beneficiari dell’indulto sarebbe stata più alta.

Per consultare il lavoro di Mastrobuoni e Pinotti si veda al seguente link:

http://www.carloalberto.it/assets/working-papers/no.208.pdf

[10] Si veda la puntata di ‘Presa diretta’ andata in onda su Rai 3 il 13 febbraio 2011. http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-88a335d8-e7e8-4d99-90f9-23958bd35915.html

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